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Palata il territorio la storia

Palata Pepoli

Palata Pepoli - Palata ...e dintorni

Anticamente il tratto di terra che si stendeva da Nord a Est di Crevalcore fino a Cento, confinando a Nord con i distretti di S. Felice e di Finale, e verso Ponente con Stuffione, era chiamata “Corte del Secco”, che a quel tempo (sec. IX) era sotto la giurisdizione spirituale e temporale del monastero di Nonantola.

Nel 1320 la Corte del Secco con Crevalcore passò dal territorio modenese a quello bolognese, mantenendo la sua dipendenza dall’abate di Nonantola.

La storia di Palata è legata alla storia della bonifica dei suoi terreni; lo stesso toponimo di Palata sembra chiaramente collegato alla presenza di manufatti relativi ad operazioni di bonifica.

A partire dal 1530, piccole e grandi bonifiche vennero eseguite un po’ dovunque in Italia e anche il nostro territorio, che solo nella prima metà del secolo XVI subì per ben 2 volte la rottura del Panaro, fu oggetto di una grande opera di bonificazione, avvenuta tra il 1550 e il 1580, “quando tutta la bassa pianura padana assomigliava a un immenso cantiere”.

Tra i grandi bonificatori di questa zona ricordiamo Guido e Filippo Pepoli, i quali nel 1570, in società con Emilio Zambeccari, presero in affitto questi terreni per bonificarli.

Tutta la proprietà terriera dei Pepoli in questo territorio fu poi venduta ai Torlonia nel 1858. Non a caso l’acquirente della proprietà Pepoli fu il principe Alessandro Torlonia, che in quegli anni era certamente il più grande “bonificatore” d’ Italia.

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 PALATA NELLA LETTERATURA

                                                             

 

                                                           SPRANGON DA LA PALATA

                                           Da “La Secchia Rapita” di Alessandro Tassoni

Canto duodecimo,48.

[…..]Tre giorni senza uscir de la trinciera

Stettero i Padovani e i Modanesi:

ed ecco il quarto con sembianza altiera

fuor dè ripari uscir dè Bolognesi,

e su ‘l ponte calar de la riviera,

tutto coperto di ferrati arnesi,

un fanton di statura esterminata

nominato Sprangon de la Palata. [….]

 

Un nostro compaesano, tale “Sprangon”, viene descritto nel poema in ottave di argomento eroinomico, scritto da Alessandro Tassoni e pubblicato nel 1622 dal titolo “La secchia rapita”, dove si racconta la storia della contesa fra Bolognesi e Modenesi, per una secchia di legno.

Il Dott. Pellegrino Rossi, morto nel 1776, scrittore, critico e autore di varie opere, fra le quali “Annotazioni sulla secchia rapita” di Alessandro Tassoni così ci spiega la stanza 48 canto duodecimo:

Un fanton di statura esterminata”

Fanton: uomo grande. Il suo diminutivo è Fantino

“Nominato Sprangon dalla Palata”

La Palata: è una terra sul Ferrarese, ma di ragione dè Marchesi Pepoli di Bologna.

Siamo nel periodo durante il quale i Pepoli costruiscono il Castello, 1540, che verrà poi rivisitato agli inizi del 1600, sono fiorenti i traffici attraverso i canali navigabili, con scambi commerciali anche con il Veneto, raggiungibile attraverso il Po’.

Chissà che Alessandro Tassoni non sia passato per Palata, magari ospite dei Pepoli nel palazzo tutto arredato, ricordandosene nella realizzazione della “Secchia rapita”.

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LA MUNICIPALITA' DI PALATA PEPOLI

 

Durante il periodo napoleonico (1805-1814), Palata fù  sede municipale. Il Sindaco era il Dott. Donati, il quale sovrintendeva il territorio di Palata e delle frazioni Galeazza e Bevilacqua.

L'organizzazione del Comune, oltre alle normali attività, comprendeva l'istruzione scolastica. Erano presenti sul territorio tre scuole, una a Galeazza dove il Maestro era Tommaso Bavutti, una a Bevilacqua dove il Maestro era Angelo Montanari e una a Palata. 

La scuola di Palata con ogni probabilità, si trovava nel caseggiato situato in via Calanca di fronte all'ingresso della nuova scuola, proprietà Breveglieri, dove un tempo risiedevano Toni e la Clara, il Maestro era il Cappellano di Palata Don Paolo Vaccari, il parroco era Don Francesco Passerotti.

La scuola aveva un suo regolamento e un orario dettato dalla Municipalità di Palata così d efinito:

Capitoli normali da osservarsi inevitabilmente nelle scuole di Palata, in quella di Galeazza, e Bevilacqua"

.... capitolo quarto:

_ " Dovrà il Maestro insegnare a leggere, a scrivere ed aritmetica per lo spazio di due ore e mezzo alla mattina, e di due ore nel dopo pranzo, esponendo nei modi più chiari che gli sia possibile, ed avendo tutta la premura del progresso a vantaggio per molte famiglie."

capitolo quinto:

Dovrà unicamente il Maestro insegnare gratis, a tutti quelli che risulteranno domiciliati nelle suddetti comuni per il solo stipendio annuale di £ 300.

capitolo quinto:

"Non si faraà scuola nei giorni festeggiati nelle Chiese Parrocchiali, sarà vacanza nella vigilia del Santo Natale, nei due ultimi giorni di carnevale e nel mattino del primo giorno di Quaresima, nel giovedì, venerdì e sabato Santo e nel mese intero di settembre.."

Interessanti sono gli elenchi degli alunni, che gli insegnanti delle tre scuole dovevano presentare ogni inizio di anno scolastico al Sindaco.

Fra i nomi della scuola di Palata troviamo:

Francesco Lodi, Giacomo Malaguti, Antonio Borsari, Giovanni Fiocchi, Giovanni Vecchi, Gaetano Sitta, Giovanni Cremonini, Luigi Ragazzi, Luigi Borghi, Domenico L'Amberti, Pietro Rondelli. 

FONTE: ARCHIVIO STORICO DI CREVALCORE

Il Castello

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Castello di Palata Pepoli: costruito intorno al 1540 per volere del Conte Filippo Pepoli conserva i caratteri di residenza nobiliare di campagna. Notevole è il cortile porticato. La costruzione presenta ritmi di severa eleganza che l’apparentano ai contemporanei palazzi di città bolognesi e ferraresi. Tutte le proprietà dei Pepoli, compreso il Castello, vennero cedute ai principi Torlonia alla metà del XX secolo, che divennero proprietari anche di larga parte del territorio della frazione di Palata Pepoli.

Dell’arredo originale restano solo le bellissime porte in legno dolce, laccate con motivi rococò.

 

La Chiesa

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La chiesa parrocchiale di Palata Pepoli di Crevalcore è dedicata a San Giovanni Battista. Custodiva un insieme di dipinti rappresentativo della scuola pittorica bolognese dal XVI al XVIII secolo.

Le opere esposte erano di Francesco Gessi, Alessandro Tiarini, Giovan Battista Ramenghi, Ercole Graziani e Bartolomeo Passerotti. Dopo il terremoto di maggio 2012 l'archivio storico e le opere d'arte sono state prese in custodia dalla Soprintendenza ai Beni artistici. A questo edificio come a tutta l'area comunale è stata dedicata una ricerca dei ragazzi dell'Istituto comprensivo di Crevalcore, che ricorda come intorno al Castello e alla chiesa sorse e si sviluppò il borgo di Palata Pepoli.

 

"ELIGIO MARI, FOTOGRAFO AMBULANTE FRA TRE PROVINCIE"

"ELIGIO MARI, FOTOGRAFO AMBULANTE FRA TRE PROVINCIE" - Palata ...e dintorni

Da i "Quaderni della Bassa Modenese"

numero 20 anno 1991

"ELIGIO MARI, FOTOGRAFO AMBULANTE FRA TRE PROVINCIE"

di Gian Paolo Borghi e Luigi Fabbri

 

Appunti per un’autobiografia

   “Sono nato il 26 marzo del 1907 al Ponte della Guazzaloca, nel comune di Crevalcore, in una casa che adesso non c’è più: era subito dopo il ponte, a destra. Mio padre aveva dei maceri dove allevava il pesce. La mia famiglia viveva discretamente, tanto che mi ricordo che mio padre diceva che aveva dieci lire di rendita al giorno. Con la crisi del ’29 e la quota 90…dopo avemmo invece qualche problema economico.

    Ho cominciato a fare il fotografo da giovane e da solo, con una di quelle macchine a soffietto; le prime fotografie le facevo con le lastre di vetro: alcune le ho ancora. Avevo fatto un piccolo studio (se così si poteva chiamare) a Palata Pepoli di Crevalcore, ma più che altro lavoravo fuori come fotografo ambulante. Venendo in paese, dopo il ponte sul canale, nel primo gruppo di case a destra, dove c’era allora il fornaio, avevo dei piccoli locali -camera e cucina- dove c’era questo mio piccolo studio. Dopo diversi anni ci siamo sposati, sempre a Palata, vicino al castello, in una casa che in un primo momento era a un piano solo e dopo l’abbiamo alzata.

    Qui in paese ero il solo fotografo ma, come dicevo, andavo soprattutto come ambulante a domicilio della gente.

    Frequentavo tutti i paesi qui attorno, nel modenese, nel ferrarese e nel bolognese: andavo a Massa Finalese, Cabianca, Cadecoppi, Casoni, Finale…giravo molto a Palata, Galeazza, Corporeno, Renazzo, Dodici Morelli…sono stato anche a Decima…insomma mi spostavo dove mi chiamavano o dove pensavo che richiedessero le mie fotografie. Quando andavo nel modenese (quante volte sono andato a Cadecoppi per la festa di San Fedele!) a volte ero costretto ad attraversare il Panaro su una passerella che sembrava che dovesse cadere da un momento all’altro: ho passato delle paure a passarci sopra con la mia carrozzella). Andavo a tutte le feste dei paesi: feste religiose come cresime, comunioni…feste del patrono, ricorrenze di tutti i generi, carnevali (i carri mascherati erano dei soggetti che fotografavo moltissimo, dappertutto), e così via. Ma non facevo fotografie soltanto nei momenti belli e allegri, mi chiamavano anche per occasioni più dolorose come funerali…

   Quelli che andavano all’estero oppure nei militari chiedevano le mie foto. Devo dire che mi chiamavano anche i contadini o i proprietari terrieri a farle, magari durante i lavori nei campi: ne ho fatte alcune mentre aravano con i buoi (con sette coppie, con cinque…) e si alzavano alla notte, i contadini con quelle bestie. Ho fatto fotografie con i primi trattori, durante la battitura del grano, mentre lo pesavano…

   Ho fotografato i pastori, le donne mentre filavano…quante ne ho fatte anche a scuola! Nelle scuole andavo veramente dappertutto…

   Se dovevo fare delle fotografie  con dei gruppi di persone , cercavo di mettere tutti in posa, se invece erano durante il lavoro era la stessa cosa se erano in movimento perché le macchine, secondo di come le regolavo, lavoravano che era una meraviglia.

  Guardavo molto anche ai colori che indossava la gente e chiedevo di cambiare camicette, gonne…se per caso avevo dei dubbi che stando in quella maniera le fotografie non venissero bene.

  Ritornando alle feste devo dire che ho lavorato tantissimo anche durante le processioni: le priore, la gente che partecipava, i parrocchiani, i parroci me le chiedevano. Ho avuto molto da fare anche durante le feste d’inverno: i soggetti erano i  bambini, gli alberi di Natale, i presepi e così via.

  A quelli che erano interessati dicevo di venire a prendere le fotografie qui a casa mia. Non le sviluppavo tutte io, a volte la davo a Baraldi di Modena, delle altre volte le ho date anche ad altri. Se una fotografia mi piaceva arrivavo anche a colorarla a mano, con i pennelli e i colori!

   Tenevo tutti i negativi schedati con un numero: nelle fotografie che davo ai clienti c’era quel numero e se avevo bisogno di qualche altra copia io riuscivo così facilmente a recuperare il negativo.

   Delle volte ho fotografato anche gli zingari miei amici che passavano da queste parti (io preferisco però chiamarli nomadi), così come ho fotografato tutti quelli che lavoravano nelle piazze. Andavo alle fiere e ai mercati e fotografavo gli ambulanti, quelli che vendevano e quelli che cantavano (i cantastorie) e la gente che li stava ad ascoltare.

   Ho fatto anche qualche cartolina, ma devo dire che c’era della gente che spediva proprio le mie fotografie come se fossero state cartoline: dietro erano fatte in modo da poter essere spedite (c’era scritto “cartolina postale”). In tutte le mie fotografie mettevo sempre un mio timbro nel retro (“Fotografia Eligio Mari”) con la data, così era anche più comodo trovare il negativo. Se non c’era ordine non lavoravo bene”.

   

 

 

L'Edicola della B.V di San Luca

L'Edicola della B.V di San Luca - Palata ...e dintorni

DA "L'EDICOLA - TEMPIETTO DELLA MADONNA DI SAN LUCA A PALATA PEPOLI"

TRA CRONACA E STORIA

Curato da Gian Paolo Borghi e Giulio Bedendi

 

 I lavori di edificazione dell’Edicola-Tempietto ottagonale

e il ruolo di don Antonio Lamborghini

Non sappiamo se l’elaborazione definitiva del progetto edificatorio della struttura sia complessivamente dovuta a don Antonio Lamborghini, ma di certo il parroco fu indiscutibilmente il fulcro della lodevole e pia iniziativa. A proposito di coadiutori di don Antonio, lo studioso Luigi Samoggia avanza questa dubbio riferendosi ad una figura molto nota in ambiti bolognesi, esponente di una prestigiosa famiglia di architetti e fonditori di campane:

 Sarebbe inoltre molto interessante conoscere quale sia stata la qualità della collaborazione richiesta  - in termini di sopralluoghi, preventivi e di modifiche agli elaborati di progetto -  al capo mastro bolognese Vincenzo Brighenti, noto e stimato progettista, costruttore di chiese e campanili nell’area della diocesi di Bologna e zone limitrofe .

 Gli aspetti tecnici della realizzazione dell’Edicola-Tempietto a cupola sormontata da una croce, con otto colonne tuscaniche  e con una cancellata e altri arredi esterni non sono, in effetti, dettagliatamente documentati tra gli atti archivistici parrocchiali, che conservano soltanto pochi disegni e alcuni schizzi del basamento, tracciati da mano diversa da quella di don Antonio. Risultano invece bene comprensibili, anche ai non addetti ai lavori, i disegni della cancellata e dell’interno della cappelletta. Occorre rilevare, in effetti, che don Antonio Lamborghini era una personalità eclettica, con l’amore per la sua missione pastorale, ma anche per l’arte, la poesia e l’architettura. Si cimentò, tra l’altro, anche in una traduzione dal francese di un volume di Auguste Roussel sugli importanti eventi a Lourdes nel 1876, recensito in maniera lusinghiera da “La Civiltà Cattolica”  .

Procediamo ad effettuare un breve excursus cronologico delle principali fasi della edificazione fornendo pure, in base ad alcune nostre ricerche, necessitanti comunque di approfondimenti, brevi annotazioni su alcuni artisti e artieri che collaborarono ai lavori. La nostra base documentaria principale è costituita da una Nota delle Esazioni e delle Spese per l’Erezione dell’Edicola della B.V. di S. Luca in Palata, redatta da don Antonio Lamborghini con sistematicità, trasparenza e precisione.

Le prime registrazioni di spese e di introiti risalgono all’agosto 1882 e proseguono fino al 1897, con un’accelerazione nella fase antecedente e immediatamente successiva alla consacrazione (maggio 1883).

Le prime spese annotate si riferiscono all’acquisto dell’immagine della Madonna di San Luca, avvenuto il 24 agosto 1882 per Lire 5, con la cornice, a Cento da Guidetti fu Girolamo . Identica somma fu chiesta dal centese Pio Busacchi , intagliatore, al quale fu affidata l’opera di sistemazione della cornice e della fabbricazione della cima in legno intarsiato. Don Lamborghini corrispose quindi Lire 10 ad Enrico Bianchi, doratore, per (si legge nella sua fattura) aver dato il gesso e tirato a polimento una cornice della B.V. S. Luca sgrossata con cima intagliata e indorata a lucido.

Sempre il 24 agosto 1882 il falegname Carlo Vecchi effettuò invece gratuitamente lo stampo di pietrini rotondi regalati dal dottor Pasquali. Si trattava di mille pietre per le colonne dell’Edicola.

Dal 29 settembre al 27 novembre, i pagamenti furono soprattutto relativi alle forniture di sabbia, calce e pietrini quadri, nonché per la segnatura, l’inizio delle fondamenta e il trasporto di pietre e di agucchie per le fondamenta stesse. I lavori coincisero anche con le prestazioni gratuite di mano d’opera da parte di manovali, muratori e boari, a volte ricambiate con Vino e mancie. Offrirono gratuitamente la loro opera Biagio Gambellini, Raffaele Poggi, Procolo Mattioli, Francesco Pederzani, Gaspare Palazzi (?) i ragazzi che hanno mosso le pietre, Francesco Barbieri, Agostino Malaguti, Giuseppe Lodi, Adolfo Rondelli, Antonio Melloni, Desiderio Correggiari, Sebastiano Sita, i Muti, Enrico Lupi, Pietro Po, Massimiliano Suncini (?), … Borghi di Antonio.

Tra gli altri donatori nel 1882, il Principe Torlonia, che mise a disposizione duemila pietre vecchie da fondamenta. Rosa Landuzzi e Rosa Paltrinieri consegnarono Lire 50, frutto di una raccolta a segno di onorare Maria SS.ma. Rosa Paltrinieri donò inoltre 50 centesimi come sua offerta particolare.

I lavori nei primi mesi del 1883 furono caratterizzati dalla posa di pietriccio e terra intorno all’Edicola, dall’edificazione della cupola in cemento, e dalla posa in opera del macigno, acquistato a Cento, per la Croce sovrastante. Fu inoltre preparata la cassetta per le offerte alla Madonna di San Luca, in ferro di Brescia in lamiera, con quattro chiavi, in tondino di Brescia (Vincenzo Vecchi, il fornitore).

Nei mesi di maggio e di giugno risultano registrati pagamenti per prestazioni varie, sicuramente in funzione della cerimonia di consacrazione dell’Edicola-Tempietto. Il 2 maggio vennero corrisposte Lire 15,70 al Pittore Ghinelli Giuseppe per imbianchitura ecc. dell’edicola e per cibarie. Ghinelli operò con un suo non specificato collaboratore.

Sono, quindi, indicati nell’ordine i lavori di fusione delle colonnette di ferro e delle Lancie in fb [ferro battuto] con ornati fusi sopra (Lire 47,30), affidati alla Fonderia Edoardo De Morsier di Bologna . I persicetani Fratelli Lodini  si occuparono della fabbricazione del cancello, per il quale avanzarono richiesta della somma di Lire 55.

Il Lattajo e Vetrajo Pietro Luigi Onofri di Cento restaurò, infine, un Fanale aggiungendovi pure un caspo di sotto con foglie di latta, con il relativo sostegno in ferro guarnito con quattro Rosoni e foglie stagnate. Il suo onorario fu di Lire 6,80.

Gran parte degli interventi furono, ovviamente, gravati di spese di trasporto e collegati a successivi lavori murari, di fabbreria e di falegnameria.

Don Antonio Lamborghini si adoperò per far sì che i maggiorenti della parrocchia si adoperassero con interventi di messa a disposizione a titolo gratuito (come, peraltro, già abbiamo in parte scritto) di materiali e di offerte in denaro. Per inoltrare richieste e dimostrare gratitudine a coloro che partecipavano ai finanziamenti (oggi sarebbero definiti “sponsor”…) il parroco predispose lettere del seguente tenore. Questa minuta porta la data del 7 aprile 1883:

 Ill.mo Signore

non posso trascorrere un istante senza esternare la mia più sincera gratitudine per la generosa offerta fatta da S.V. Ill.ma.

Come con questa offerta Ella viene a concorrere con altre distinte persone ad erigere una nuova edicola, intorno alla quale io sto lavorando, per collocarvi in modo più decoroso la venerata Immagine di Maria SS.ma di S. Luca, così ne avrà dalla Vergine benedetta il meritato guiderdone; ed io dal fondo del cuore La supplico caldamente perché versi a larghe mani le più segnalate grazie sopra la S.V. e sulla Sua Famiglia.

Le preghiere che poi s’innalzeranno dai devoti alla Sacra Immagine avranno un’eco in cielo, specialmente a favore di quelli che si distinsero, come la S.V., nell’onorarla.

 

Le note-spese si fecero via via meno frequenti, ma proseguirono anche nel corso degli anni successivi.

Nel 1884, in particolare, don Lamborghini commissionò una nuova immagine della Madonna di San Luca al Pittore Giuseppe Gilli di Renazzo, che riscuoteva una certa notorietà nella seconda metà dell’800. Già allievo della Pontificia Accademia di Belle Arti in Bologna , operò in vari luoghi di culto, tra i quali l’oratorio della Beata Vergine della Porta (detto de “La Madonnina”) di Mirandola (affresco della cupola, con la Madonna), le chiese Arcipretale di San Felice sul Panaro (affreschi raffiguranti i Dottori della Chiesa) e Parrocchiale di Casumaro (volta del Presbiterio) .  Dopo avere declinato la richiesta del parroco per motivi di lavoro a Mirandola, nel mese di ottobre riuscì tuttavia  a recarsi a Palata e - come scrive don Lamborghini in un appunto in calce ad una cartolina postale spedita dallo stesso Gilli -  nei giorni dal 13 al 15, dipinse la Madonna di S. Luca nella Sala della Canonica per un compenso di Lire 20.

Dopo la consacrazione dell’Edicola-Tempietto, la cassetta delle elemosine dei fedeli, ivi collocata, divenne una sia pur modesta fonte di introiti per sopperire alle necessità del luogo. Non mancò neppure un tentativo di furto, non riuscito, come ricordò il parroco in una sua memoria:

Portatomi in detto giorno [il 2 gennaio 1884] alle ore 4 ½ pom.e all’Edicola della B.V. di S. Luca per levare i denari dalla cassetta, e somministrare alla Maria V[edov]ª Soffriti il necessario per comperare olio per la lampada di detta Edicola, ho trovato sfondata la chiavatura, con questo intendimento, non però riuscito, di derubare il denaro in essa contenuto. Chiamato il Sig.r Brigadiere dei Reali Carabinieri di questa Stazione, col fabbro Vecchi Giuseppe si è proceduto all’apertura di detta cassetta, e vi si sono trovate, colla chiavatura rotta, ₤. 13.97 delle quali Cent.i 36 attaccati ad una stecchetta d’olmo mediante vischio [materiale collante], ed introdotta dalla superiore apertura della cassetta sud.ª . 

Nel 1885 i lavori proseguirono sia per un ulteriore abbellimento del luogo di culto sia per le fisiologiche necessità manutentive. Tra maggio e giugno, a Pio Buscaroli furono affidati lavori in bassorilievo, con il completamento del lavoro d’ornato (Lire 19,50).

Romeo Paltrinieri si occupò invece della pittura dell’edicola, a titolo gratuito, nel mese di agosto. Luigi Correggiari provvide al gocciolatoio della Cornice e a dipingere la cupola, con la collaborazione di Ireneo Franciosi.

Il centese Enrico Bianchi, a settembre, verniciò a marmo tutta l’Edicola ad olio e rinnovò a metallo la barriera (Lire 101,45).

Nel mese di gennaio 1886, un contributo economico importante per l’abbellimento dell’Edicola (Lire 50) giunse da don Leopoldo Bevilacqua, parroco a Baricella, già cappellano a Palata. Nella risposta, don Lamborghini espose con entusiasmo sia lo stato dei lavori (nel frattempo era stata consacrata la nuova chiesa parrocchiale) sia i progetti cui destinare la somma inviata:

 

stia pur certo che saranno scrupolosamente tutte impiegate a compiere gli ornati della nostra Edicola. E dico a compiere, poiché prima che arrivasse l’E.mo Card.e Arcivescovo a consacrare la nostra Chiesa nel Settembre dell’anno ora passato, già io vi feci diversi ristauri, ed il nostro pittore Paltrinieri Romeo vi fece del proprio alcune belle decorazioni. Restavano ancora altri lavori di perfezionamento ossia dorature ai bassi rilievi, alle cornici ecc., e la sua generosa offerta appena la stagione lo permetterà sarà impegnata appunto nelle dorature dei detti bassi rilievi e cornici, così sarà portato a termine questo lavoro che ha incontrato la comune approvazione.

 

Tra gli altri lavori meritevoli di citazione effettuati in anni successivi ricordiamo, nel settembre 1888, la verniciatura dell’Edicola da parte di Enrico Bianchi (Lire 30), operazione che fu di nuovo compiuta dallo stesso doratore nel 1897 (Lire 35).

Le spese complessive effettuate ammontarono, a quegli anni, a Lire 918,70.

Completiamo questo paragrafo ricordando altri benefattori dell’Edicola-Tempietto: Luigi Montanari (mugnaio del Mulino del Secco), Maria Barbieri, Gaetano Malaguti (bottegaio), Antonio Malaguti e Giuseppe Accorsi (entrambi del Cantone), Terenzio Cremonini, Gaetano e Francesco Bortolotti, Pompeo Fiocchi, Luigi Borsari.   

 La consacrazione dell’Edicola-Tempietto

 

La consacrazione del piccolo luogo di culto avvenne in un giorno imprecisato del maggio 1883, probabilmente all’inizio del mese mariano per poi consentire la tradizionale, quotidiana  recita del rosario. Non sappiamo se intervennero autorità religiose alla cerimonia, ma riteniamo che se vi fossero state particolari presenze l’Archivio parrocchiale ne avrebbe conservata traccia. D’altra parte, l’Edicola-Tempietto non era stata ancora compiutamente portata a termine e i lavori, iniziati nel 1882, prevedevano ulteriori lavori, nonché riparazioni e manutenzioni. Lo deduciamo dal discorso che don Antonio Lamborghini preparò per l’occasione, depositato nell’Archivio parrocchiale. Dallo stesso rileviamo, tra l’altro, che l’immagine della Madonna di San Luca, dopo l’acquisto avvenuto nel 1882, era stata custodita in un luogo non particolarmente consono.

Lo scritto che qui trascriviamo ebbe volutamente la funzione di “appunto”, per lasciarne al suo estensore un arricchimento estemporaneo, di certo gradito dai suoi parrocchiani e dai fedeli confluiti dalle vicinanze:

 

Era mio, era vostro desiderio di veder meglio collocata questa venerata Immagine e questo desiderio oggi trova il suo compimento. Sì non era luogo conveniente ecc.. E se Maria non lo disdegnava [la ragione era] perché decideva stare fra suoi figli. Era però dovere dei figli procurarle ecc. Sorge questo tempietto su suolo del Principe – e coll’obolo dei devoti di Maria

Oh! le benedizioni che voi potete aspettarvi – Maria non accorcierà la mano – Ma non è ancora terminato – v’è bisogno di ripararlo.

Alcuni fra voi hanno voluto darmi una dimostrazione di gradimento dell’opera compita – Io nol merito – ma tuttavia l’ho gradita per due motivi [:] 1° Perché rallegrandovi con me di un’opera che è dedicata a Maria mi fa prova della vostra devozione. 2° perché mi somministra una prece che io farò scolpire in queste mura e sarà il conforto dei […].

 

In occasione della solennità furono stampati manifesti (o locandine) riportanti una poesia in lode  di don Lamborghini che, finalmente, rendeva onore all’effettivo fautore e ideatore della pia struttura; i versi erano integrati da una breve, ma significativa note in calce .

Si trattava di un’Ottava,  indirizzata All’Illustrissimo e Reverendissimo Rettore di Palata:

 Antonio Lamborghini Sacerdote

       D’arti, di scienze, e di virtudi adorno

       Lascia del Genio suo immortale dote.

           Se io dica il ver?.. E voi correte attorno

All’Edicola bella; e chi lo puote,

    Non il divo pensier, non il soggiorno

     Sacro a Maria da Lui sì ben costrutto

             Ammiri e guati. – Ecco d’un Prete il frutto.

Li 29 Aprile 1883, epoca nella quale il suddetto rettore ideò, diresse, e perfettamente

costrusse una edicola sacra all’Imagine di Maria Vergine di S. Luca.

Le stampe vennero di certo diffuse anche nei territori circonvicini a Palata, in quanto, sempre grazie all’Archivio, si può leggere questa corrispondenza di estensore non identificato, ma residente a Cento, che ne chiede copia. E’ datata Cento 3. [maggio ] Ascensione:

Sento e vedo stampata una composizione a vostro onore; ecco il mio mirallegro e vi prego di darmene un ricordo con una copia in seta, se pure l’avete tuttavia. Addio addio.[…]. 

 Nel corso della consacrazione dell’Edicola-Tempietto o in tempi immediatamente successivi venne redatta la seguente epigrafe a ricordo della cerimonia e in segno di gratitudine ai benefattori:

 Qui

Per graziosa concessione

di

      S.E. il Sig.r P.e Don Alessandro Torlonia

e

      colle oblazioni dei devoti

        D. Ant.o Lamborghini, Parroco

        erigeva e sacrava questa Edicola

 

A Maria SS.ma di S. Luca

 

Il Maggio del 1883

 

Sempre nel 1883 fu apposta questa epigrafe, tuttora incisa (sia pure con i soli versi) su una lapide collocata sotto l’immagine della Beata Vergine di San Luca. Si tratta di un invito rivolto ai viandanti a fare sosta davanti ad una icona che grazia non nega. I medesimi versi (con varianti prive di rilievo) sono pure presenti in altri luoghi di culto mariani come, ad esempio, nelle chiese di Santa Maria delle Grazie di Pescocostanzo (L’Aquila) e di Santa Maria della Consolazione in Roma :

 A Maria

  Qui con dimessa fronte

 O passeggier t’arresta;

  Qui delle grazie il fonte

      Di Dio la Madre è questa.

    Mirala, piangi e prega –

      Ch’ella a divoti suoi grazia non nega

 Si prega ogni fedele di un Avemaria per

le presenti necessità

 Tra i documenti relativi all’Edicola-Tempietto è conservata anche questa preghiera A Maria, stampata su foglio volante in cornice tipografica. Non è da escludere che sia stata recitata e distribuita localmente in qualche pia occasione:

 Clementissima Vergine Maria, volgete i pietosi occhi verso noi peccatori, ed accendete ne’ nostri cuori una scintilla di cui foste accesa in amar Dio Voi che ne siete la madre, la Figlia, la Sposa e così amando Iddio sopra ogni cosa odieremo la colpa, e mercé vostra, dopo questo vivere mortale, vi godremo per sempre in Paradiso.

                                                                                        Maria mia vita, e amore

                                                                                         Datemi il Vostro Cuore,

                                                                                         Che altro non voglio più

      Che voi, e il mio Gesù.


Aiutaci a ricostruire

Aiutaci a ricostruire - Palata ...e dintorni

20 e 29 Maggio 2012